ARIA DI PRIMAVERA

Verziere Milano - Anni 60
Verziere Milano - Anni 60

Arriva la primavera, con i suoi capricci meteorologici il mercato ci costringe sempre ad essere sempre più veloci. Neanche spegniamo i riscaldamenti che arrivano le prime nespole a segnalare il cambio di stagione.

 

E il mercato dopo un inverno che ci lascia ancora infreddoliti è pronto a scaldarsi con l’arrivo di nuovi colori e sapori e frutta di tutti i tipi.

 

In primavera  la frutta migliora il nostro umore, ed anche la possibilità di abbandonare gli abiti pesanti ci fa sentire più leggeri, più liberi.

 

 

Leggo su Fresh Plaza di qualche giorno fa: La scomparsa delle stagioni sta facendoci perdere noi stessi

 

 

"L'ampiezza e la velocità dei cambiamenti cui stiamo assistendo, a ogni livello - sottolinea Luca Garletti - sono del tutto sconosciute. Fare impresa diventa sempre più difficile. Le regole di base del commercio forse non sono poi tanto diverse dal passato; il problema è che ce le siamo dimenticate, perché siamo attanagliati da un vortice di incertezza. Credo che il tempo scandito dalle stagioni, che connotava la vita dei nostri nonni e dei nostri padri, servisse anche alla stabilità psicofisica di intere generazioni. Oggi stiamo perdendo ogni punto di riferimento e perfino noi stessi. La scomparsa delle stagioni getta l'umanità e i suoi stili di vita nello smarrimento. E purtroppo non sappiamo cosa ci attende domani".

 

 

 

Non posso condividere questa opinione di Luca. Trovo che il nostro lavoro sia sempre determinato dall’andamento meteorologico che condiziona non soltanto la produzione ma anche il consumo.

 

Sono cresciuto sulla strada dell’Ortomercato di Milano, e la mia esperienza era legata molto alla nuvolona di passaggio o al raggio di sole che potevano far cambiare il prezzo delle fragole o dei meloni di qualche migliaio di lire al collo nel giro di pochi minuti.

 

Il nostro lavoro è sempre stato costretto ad adeguarsi ai capricci del tempo e, per quanto adesso si faccia un gran parlare delle variazioni epocali del clima, ogni stagione fa storia a sé e l’andamento dell’anno precedente per un prodotto non è mai una garanzia per la stagione successiva.

 

 

Quello che ho imparato da mio padre è forse la capacità di adattarmi il più velocemente possibile alle mutazioni repentine del mercato, ad essere sveglio e captare la tendenza dai piccoli segnali che arrivano dal mercato. Mio papà, che iniziò a vivere nei mercati nei primi anni 60, mi diceva sempre che la rovina delle vendite era dovuta ai frigoriferi. Infatti, senza celle frigorifere, i venditori del tempo erano costretti a vendere in giornata, a prezzo buono o cattivo, ma comunque a fine giornata era sempre meglio avere il magazzino vuoto.

A quei tempi era ancora quasi un miracolo usare il telefono, per fare le interurbane bisognava chiamare la “SIP”, antenata delle attuali compagnie telefoniche, e aspettare che ti mettessero in contatto con i produttori in Sicilia, in Puglia o in Campania. La frutta viaggiava spesso ancora in ferrovia ed i vagoni  per arrivare impiegavano diversi giorni, arrivavano quando riuscivano.

 

Non c’erano i bancali, non c’erano i muletti. C’erano soltanto gli uomini che scaricavano le cassette di frutta a mano e, spesso, man mano che scaricavano andavano già in consegna ai clienti.

 

Quante cose sono cambiate da allora! La velocità delle comunicazioni e dei trasporti ha cambiato il modo di vivere di noi tutti. Allora nessuno avrebbe sognato di mangiare ciliegie a Dicembre.

 

 

Certamente occorre sempre essere aggiornati, sentire molti pareri, molti operatori, punti di vista differenti, commercianti e produttori del Sud e del Nord, seguire le previsioni metereologiche e cercare di interpretare il mercato e capire il momento di spingere su un prodotto o quello di vendere velocemente.Ed oggi le notizie corrono molto più veloci di un tempo.

 

 

E nonostante tutte le nostre attenzioni, sappiamo che comunque sbaglieremo sempre, e dovremo soltanto cercare di sbagliare il meno possibile.

 

 

Dovremo cercare di avere collaboratori in gamba e che partecipino attivamente alle sorti delle nostre aziende, che ci aiutino a sbagliare meno. E quando parlo di collaboratori intendo sia le persone che lavorano all’interno dell’azienda, sia clienti e fornitori.

 

 

Perché al di là dei capricci delle stagioni le aziende sono fatte dalle persone e la nostra identità è forte quando attinge  all’esperienza dei nostri padri, ma anche quando è consolidata nella quotidianità di rapporti umani leali e piacevoli, dove il bene per noi è anche un vantaggio per chi ci è vicino.

 

 

E il tempo pazzerello per noi diventa soltanto una ulteriore occasione per continuare a diventare matti per cercare di sviluppare un lavoro che è tanto affascinante quanto imprevedibile, oggi come ieri, né più né meno.

 

Nino e Giorgio Mancuso - 1989 - foto di Sabine Meyer
Nino e Giorgio Mancuso - 1989 - foto di Sabine Meyer

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